Happy Halloween 2013, da Fatmir Mura

Halloween.
Divertente.

Si dicono tante cose banali su questa festa d’importazione, ma poi tutti, uno dopo l’altro, prima o poi veniamo trascinati dalla macabra atmosfera della festa di Halloween. L’iconografia è conosciuta e riconoscibile, come deve. Tutto deve essere facile nella notte di Halloween, perché tutto può accadere.
L’atmosfera è cupa, scura, lugubre. I suoni sono sinistri. I rumori, sempre inquietanti. Gli animali, come impazziti, in questa notte di luna livida, sembrano fare a gara a chi emette il grido più alto, più spaventoso.
E il cimitero. Il cimitero è sempre disordinato, nella notte di Halloween, ma si sa, tutte le anime si mettono in cammino. E nel buoi occhi. Decine di occhi che guardano, osservano, commentano e seguono ogni movimento. E il cielo è immobile. Osserva. E una strega lo attraversa, probabilmente sghignazzando sguaiatamente, ben aggrappata alla sua scopa di saggina. Come ogni strega che si rispetti.

Questa è la notte di Halloween.

La notte magica dove tutto può succedere. Dove tutti possono tornare. Perché per questa notte, si sa, quella sottilissima barriera che ci divide da chi non c’è più si assottiglia ancora un poco e a volte, ma solo a volte, permette a qualcuno di attraversarla. Per poco.

Bene.
Fatmir usa sempre e solamente le sue mani, una manciata di note musicali e un po’ di sabbia. E con queste poche cose ci ha portati qui, dentro la notte di halloween più angosciante che ricordiamo.

Questa è magia.

Di quella buona, però. Di quella che svela il trucco. E fa sognare. Di quella che insegna a chiudere gli occhi ed aprire quella porta segreta che ci permette di fuggire dalla realtà per entrare in un mondo più divertente. Quello delle favole.
Fatmir è qui.
Vive qui, probabilmente.
Circondato dalle sue creature fantasmagoriche e pronto a raccontarci ancora un’altra storia.